Nella tradizione dell’Oltrepò  il vino più diffuso, praticamente quasi unico, era quello rosso, per lo più frizzante.  Ai pasti non mancava mai il vino rosso, bevuto dagli uomini in un particolare boccale ( il pecar). In campagna si portava il vino dentro ad un contenitore simile ad una piccola botte ( la butàsa).

Quasi come un rito che si ripete immutato da moltissimo tempo rimane l'abitudine da parte di padri e nonni di "mettere via" la bottiglia in coincidenza di avvenimenti particolari come la nascita di un figlio o di un nipote, perché, una volta cresciuti, possano stapparla in occasioni altrettanto importanti, come il loro matrimonio.

I vini rossi dolci, come il Sangue di Giuda, erano molto pregiati: occorreva utilizzare uva molto matura, di alta gradazione e di poca produzione all'ettaro; nelle annate cattive era davvero complicato produrre il vino dolce. La grande esperienza dei vignaioli e l'attento lavoro basato anche sull'osservazione permettevano di raggiungere un'elevata qualità.

Il territorio dell'Ecomuseo si connota, dunque,   per una tradizione secolare nella coltivazione della vite e nella vinificazione e per la produzione di vini a Denominazione di Origine Controllata Oltrepò Pavese molto pregiati. I principali prodotti nel territorio  sono:

  • Barbera D.O.C.
  • Bonarda D.O.C.
  • Buttafuoco D.O.C.
  • Sangue di Giuda D.O.C.
  • Pinot Nero metodo classico  D.O.C.G.
  • Pinot nero vinificato in bianco D.O.C.
  • Riesling Italico D.O.C.
  • Riesling Renano D.O.C.
  • Moscato D.O.C.

In queste colline vengono prodotti due vini di particolare pregio che meritano alcuni cenni storici.

Buttafuoco storico
La tradizione racconta che durante la guerra d'indipendenza del 1860 esistesse un veliero, era la nave della marina austro-ungarica, chiamata "Buttafuoco"; i marinai vennero inviati a terra per dar manforte alle truppe già impiegate in battaglia ma, spaventati dal pericolo, fuggirono sulle colline di Stradella e si ubriacarono con del vino rosso, ribattezzato per l'occasione con il nome della loro nave.

Dagli anni Novanta un gruppo di viticoltori ha scelto di produrre fedelmente quel vino storico talmente strutturato che "buta me al feugg", frutto di uve provenienti da specifici vitigni locali e da storiche vigne. Sono solo sette i comuni in cui si produce il Buttafuoco storico (Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Pietra dè Giorgi, Stradella) e chi abbiamo incontrato ha, ancora oggi, la passione di chi l'ha preceduto.

Barbacarlo
Il vigneto Barbacarlo si chiama così almeno dal 1886, quando figura su una carta del catasto di Broni; il battesimo di questo versante della collina Porrèi, in Val Maga – nome storico e autentico di quella che oggi i cartelli indicano come Valle Recoaro – si deve ai nipoti del patriarca Carlo Maga (barba Carlo = zio Carlo). Il vigneto, quattro ettari circa, guarda Sud Ovest, ed ha pendenza tra il 60% e il 90%.

A seconda dell’annata, si ricava un prodotto che a volte è fermo e altre volte è spumeggiante, che può avere un avvertibile residuo zuccherino oppure essere particolarmente secco, asciutto.   Il Barbacarlo fu amato e scoperto da Gianni Brera e Luigi Veronelli.

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